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Castello Sforzesco di Milano: eredità viscontea

Feb 11 2025 | Notizie

Il Castello Sforzesco di Milano è, insieme al Duomo, la grande attrazione storico-culturale della città; entrambi emblemi dello sviluppo economico del territorio milanese, entrambi imperdibili per il visitatore, raccontano la storia e la cultura del nostro territorio.

Infatti, entrambi hanno origine medievale con il nostro primo duca Gian Galeazzo Visconti, poi trasformati nei secoli.

Ad oggi, il Castello è il risultato di un grande restauro iniziato alla fine del XIX sec. con l’architetto Luca Beltrami che lo salva dalla distruzione e lo trasforma in un polo museale, un grande quadrato di circa 200 metri per lato, meta quotidiana di cittadini e visitatori.

Il nome Sforzesco vide origine nel XV secolo per volontà di Francesco Sforza, divenuto Duca di Milano, ma l ‘origine è viscontea; il castello è stato ampliato e ristrutturato nel corso dei secoli. 

Originariamente una fortezza medievale, oggi ospita numerosi musei e collezioni d’arte, tra cui il Museo d’Arte Antica, la Pinacoteca, il Museo degli Strumenti Musicali e il Museo della Preistoria e degli Egizi.

Il castello è circondato dal Parco Sempione, il parco più grande di Milano e ha 4 porte d’ingresso: la frontale detta del Filarete, dei Camini a est, del Santo Spirito a ovest e del Barcho sul retro, a nord.

La sua imponente struttura è sovrastata da una grande piazza semicircolare, detta Foro Bonaparte, e decorata dalla bellissima Fontana, spesso illuminata le sere d’estate.

Castello sforzesco attraverso la storia

Nel 1354, alla morte dell’Arcivescovo Giovanni Visconti divengono Signori di Milano i suoi tre nipoti Matteo II, Galeazzo II e Bernabò.

Il primogenito muore dopo un anno e i due fratelli si dividono la città: tre porte cittadine a ciascuno, a Bernabò la parte orientale e i territori a est di Milano, a Galeazzo II la parte occidentale e i territori a ovest.

Sede di Bernabò è la Ca’ di Can, vicino a Porta Romana, il palazzo presso il quale è stata costruita la chiesa palatina di San Giovanni in Conca, mentre Galeazzo II continua a vivere al Palazzo Reale, creando nel contempo una serie di fortificazioni.

Sorge così, probabilmente nel 1368, il Castello di Porta Giovia, Castrum Portae Jovis, collocato a cavallo delle mura medievali dove si apriva la Pusterla Giovia o Zobia, da cui deriva il nome.

Il Castello visconteo è costituito da un ampio recinto fortificato, di forma quadrata, cui Gian Galeazzo, il figlio del fondatore, aggiunge nel 1392, sul lato verso la campagna, una cittadella per l’alloggiamento delle truppe stipendiate. Le due parti della struttura sono separate dal fossato della cinta medievale. 

Adibita a fortezza e prigione, la rocca ospita per diciannove giorni Bernabò Visconti quando, arrestato dal nipote e genero Gian Galeazzo, il vecchio e crudele Signore si avvia alla prigionia e alla morte, che lo coglie nel Castello di Trezzo nel 1385.

Gian Galeazzo Visconti è la grande storia: 1368 trasforma la rocca viscontea di Porta Giovia nel castello residenziale di Porta Giovia, 1386 fonda il duomo, 1389 fonda la certosa di Pavia, 1395 diventa Primo Duca di Milano. Si occuperà quindi della realizzazione del Castello quale residenza nobiliare.

A Filippo Maria, l’ultimo dei Visconti, si deve la prosecuzione dei lavori, con il collegamento tra le due parti del fortilizio e la sistemazione a “zardinum” o “barcho” del grande terreno adiacente. È in questo periodo che il Castello, il più grande tra quelli edificati dai Visconti, d’impianto quadrato con lati di 180 metri e quattro torri angolari anch’esse quadrate, si trasforma in austera residenza: l’ultimo Signore della dinastia vi trascorre un’esistenza solitaria e infelice,  e vi muore senza eredi. 

Lascia infatti una sola figlia illegittima, Bianca Maria, avuta dalla cortigiana Agnese Del Majno, legittimata dall’Imperatore Sigismondo nel 1426 e andata in sposa nel 1441 al condottiero di origine romagnola Francesco Sforza, chiamato a difendere il Ducato dai Veneziani.

Alla morte del Visconti, nel 1447, Milano si proclama Repubblica Ambrosiana, ma questa esperienza politica ha vita breve, e al termine dei 3 anni, il bisogno di sviluppo economico e il mantenimento della bellezza della città prevalgono sugli ideali di indipendenza dei cittadini e il matrimonio tra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza verrà riconsacrato, dando vita al passaggio storico, filosofico, economico, tra medioevo e rinascimento; si allarga il castello, si prosegue con il duomo, si fonda la Cà Granda il primo grande ospedale europeo.

Il castello sotto gli Sforza

Nel corso di soli tre anni Francesco Sforza, grazie a grandi capacità militari e notevole abilità politica, dapprima difende Milano dalle mire espansionistiche di Venezia, poi assedia a sua volta la città e infine riesce a farsi accogliere dai Milanesi come liberatore e Signore, sempre validamente supportato dalla consorte Bianca Maria Visconti, straordinaria figura femminile della storia quattrocentesca.

Lo Sforza e la Visconti entrano ufficialmente in città, acclamati dal popolo, il 25 marzo 1450, il giorno dell’Annunciazione. Il loro matrimonio vede la nascita di ben 9 figli, di cui in particolare ne ricordiamo 2 il primogenito Galeazzo Maria Sforza e Ludovico Maria Sforza.

Il Castello Sforzesco è così dotato di massicce torri rotonde rivestite di serizzo a punta di diamante agli angoli frontali e di articolate opere di difesa, tra le quali la “Ghirlanda”, una cortina muraria di forma quadrangolare, spessa più di tre metri, che si collega alle mura di Milano e difende dalla parte del parco, circondando, la Rocchetta e la Corte Ducale e  di due torri quadrate agli angoli interni posteriori verso il parco (torre Castellana a sinistra e torre Falconiera a destra) quindi era praticamente, inespugnabile. 

Alla morte di Francesco Sforza nel 1466, gli successe il figlio Galeazzo Maria che fece continuare i lavori per l’abbellimento del castello, sposò Bona di Savoia con la quale ebbe un figlio, morì assassinato la notte di Natale del 26 dicembre 1476 per ragioni politiche, a santo Stefano.

Dopo ben 4 anni di lotte politiche, economiche e di potere

Nel 1480 salì al potere Ludovico il Moro e il Castello divenne una fastosa opera, emblema della ricchezza della città di Milano, sempre al top grazie ai lavori manifatturieri, tessili e metallurgici; grazie all’amicizia con i Medici di Firenze, 2 grandi nomi arrivano a Milano, uno è l’architetto Donato Bramante e l’altro ovviamente Leonardo da Vinci che darà lustro alla corte con la sua genialità.

Leonardo da Vinci (che affrescò diverse sale dell’appartamento ducale, di cui in particolare la Sala delle Assi) realizza a Milano il grande capolavoro dell’Ultima Cena, ritrae le belle cortigiane e riorganizza il sistema idraulico delle chiuse, mentre il Bramante (portico della Rocchetta), realizzerà la grande tribuna di santa Maria delle Grazie.

La caduta di Ludovico nel 1499, segna la fine della Grande Bellezza e il castello, danneggiato dai continui attacchi francesi diventa sede militare, e nel 1521 la Torre del Filarete esplose, perché un soldato francese vi nascose la polvere da sparo. Dopo 35 anni di guerra tra Francia, Austria e Spagna, si apre la nuova epoca nel 1535.

Il Castello nel periodo spagnolo e asburgico 

Passato sotto il dominio spagnolo del governatore Antonio de Leyva nel 1535, il castello perse il ruolo di dimora signorile, che passò al Palazzo Reale, e divenne il fulcro della nuova cittadella, sede delle truppe militari.

La guarnigione era una delle più grandi d’Europa, variabile da 1000 a 3000 uomini, con a capo un castellano spagnolo.

Nel 1550 cominciarono i lavori per il potenziamento delle fortificazioni: fu costruito un nuovo sistema difensivo con doppia muratura e bastioni.

Quando la città passò dalla Spagna agli Asburgo d’Austria, per mano del grande generale Eugenio di Savoia, il castello conservò la propria destinazione militare. L’unica nota artistica del dominio austriaco è la statua di San Giovanni Nepomuceno, protettore dell’esercito austriaco, posta nel cortile della Piazza d’Armi.

Il Castello nel periodo napoleonico

Con l’arrivo in   Italia   di Napoleone,   nel 1796 la posizione economico – geografica della città viene finalmente rivalutata e Milano diventa capitale della Repubblica Cisalpina. Pertanto anche il castello rimane sede militare e strategica anche se, il dominio napoleonico ha in effetti vita breve e l’area viene ampiamente rivalutata. 

Foro Bonaparte

Nel 1801 venne presentato dall’architetto Antolini un progetto per il rimaneggiamento del castello in forme vistosamente neoclassiche, con un atrio a dodici colonne e circondato dal primo progetto di Foro Bonaparte: una piazza circolare di circa 570 metri di diametro, circondata da una sterminata serie di edifici pubblici di forme monumentali (le Terme, il Pantheon, il Museo Nazionale, la Borsa, il Teatro, la Dogana), collegati da portici sui quali si sarebbero aperti magazzini, negozi ed edifici privati.

Esso venne respinto da Napoleone, il 13 luglio dello stesso anno, perché troppo costoso e, in effetti, sproporzionato a una città di circa 150.000 abitanti.

Venne quindi ripreso in considerazione un secondo progetto, presentato dal Canonica, che limitava l’intervento alla sola parte rivolta verso via Dante (che porta comunque il nome dell’ambizioso progetto: Foro Bonaparte) mentre la vasta area retrostante venne adibita a piazza d’armi, coronata, anni più tardi, dall’Arco della Pace, opera del Cagnola, a quel tempo dedicato ai trionfi di Napoleone.

Il castello durante le guerre d’indipendenza

Nel 1815, Milano e il Regno Lombardo-Veneto furono annessi all’Impero d’Austria, sotto il dominio dagli austriaci del Bellegarde e il castello, arricchito di cortine, passaggi, prigioni e fossati, divenne tristemente famoso perché durante la rivolta dei milanesi nel 1848 (le cosiddette Cinque giornate di Milano), il maresciallo Radetzky darà ordine di bombardare la città proprio con suoi cannoni.

Durante i tragici avvenimenti delle guerre d’indipendenza italiane, gli austriaci si ritirarono per qualche tempo e i milanesi ne approfittarono per smantellare parte delle difese rivolte verso la città.

Quando nel 1859 Milano è definitivamente in mano sabauda e dal 1861 parte del Regno d’Italia, la popolazione invade il castello, ormai simbolo dei governi stranieri.

Dal “salvataggio” del Castello ai giorni nostri

Dopo l’Unità d’Italia, il castello fu oggetto di dibattito e molti milanesi proposero di abbatterlo per dimenticare i secoli di giogo militare e soprattutto per costruire un quartiere residenziale estremamente lucroso.

Prevalse, tuttavia, la cultura storica, e l’architetto Luca Beltrami lo sottopose a un restauro massiccio, quasi una ricostruzione, che aveva come scopo far tornare il castello alle forme della signoria degli Sforza e la sua trasformazione in polo museale.

Il restauro terminò nel 1905, quando venne inaugurata la Torre del Filarete, ricostruita in base a disegni del XVI secolo e dedicata a re Umberto I di Savoia, assassinato pochi anni prima. La torre costituisce anche il fondale prospettico della nuova via Dante.

Nella vecchia piazza d’armi vengono inoltre messe a dimora centinaia di piante nel nuovo polmone verde cittadino, il Parco del Sempione, giardino paesaggistico in stile inglese.

Il Foro Bonaparte venne ricostruito a scopo residenziale anteriormente al castello. 

Negli anni ‘90 fu costruita in Piazza Castello una grande fontana ispirata a una precedentemente installata sul posto, che venne smantellata negli anni ’60 durante i lavori per la costruzione della prima linea della metropolitana e non più rimessa dopo il termine dei lavori.

Castello sforzesco: architettura e struttura

Il Castello è di forma quadrata, di circa 200 metri per lato, circondato da un fossato asciutto e al suo lato sinistro conserva ancora i resti della fortificazione che proteggeva l’entrata alla porta Santo Spirito, il Rivellino, probabilmente adiacente alle antiche mura medievali di Porta Vercellina.

All’ingresso principale, da Foro Bonaparte, è posta al centro la Torre del Filarete sulla quale spiccano, dall’alto verso il basso, un orologio, la statua di sant’Ambrogio, e il bassorilievo dedicato a Umberto I di Savoia a cavallo del 1916, proprio sopra il portale, nonché gli stemmi viscontei e sforzeschi.

Ancora oggi, ai lati della facciata esterna si ammirano le due torri circolari, mentre quelle quadrate sono poste ai lati interno verso il parco, rispettivamente a sinistra la Torre del Tesoro/Castellana (cortile Rocchetta) e a destra la Torre del Falcone (detta Falconiera, dove si trova la Sala delle Asse – corte Ducale).

Ogni lato del fortilizio presenta una porta d’ingresso, denominata dello Spirito a ovest, del Barchio a nord, e dei Camini a est. 

All’ingresso troviamo l’ampio Cortile delle Milizie, chiamato anche Piazza d’Armi, un tempo utilizzato per le esercitazioni militari.

Passando alla seconda parte del castello verso il parco si aprono due spazi quadrati, a sinistra il cortile della Rocchetta (originariamente dedicato alla vita sociale), a destra la Corte Ducale (dedicata alla vita privata), separate dalla celebre Torre di Bona di Savoia.

Proseguendo sul percorso principale si giunge al Parco Sempione.

Sul cortile della Rocchetta si affacciano:

  • la Gran Sala del Consiglio (dove Ludovico il Moro riuniva i consiglieri)
  • la Sala della Balla (così chiamata per il gioco che vi si svolgeva in epoca sforzesca) che oggi ospita gli Arazzi dei Mesi del Bramantino 
  • la Sala del Tesoro (sede della tesoreria sforzesca) dove spicca l’affresco del Bramante Argo

mentre dall’altro lato del castello

  • la Corte Ducale (che ospita la Loggia di Galeazzo Maria e dà accesso al famoso Scalone a Cavallo, così chiamato in quanto percorribile a cavallo). Qui si apre il portone che dà accesso ai Musei del Castello, sovrastato dallo stemma degli Sforza.

Il complesso ospita:

  • Civiche Raccolte Archeologiche e numismatiche: Museo della Preistoria e Museo Egizio Gabinetto Numismatico e Medagliere (cortile della Rocchetta)
  • Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana (cortile della Rocchetta, pian terreno)
  • Civiche Raccolte d’arte applicata e incisioni e Archivio Fotografico (cortile della Rocchetta)
  • Museo degli strumenti musicali antichi (cortile della Rocchetta, primo piano)
  • Pinacoteca del Castello Sforzesco (corte Ducale)
  • Civiche Raccolte d’arte antica (corte Ducale)
  • Museo del Mobile (corte Ducale)
  • Biblioteca d’Arte (nella Torre del Filarete)
  • Civica raccolta delle stampe Achille Bertarelli (nella Torre del Filarete).

 

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